Home > Società > Tappeti volanti…ispirato da un post di Hope

Tappeti volanti…ispirato da un post di Hope

26 Giugno 2009

Il Paese dei Tappeti Volanti…aveva un singolarissimo sistema di trasporti. Arrivavano, i tappeti, quando uno meno se lo aspettava. A volte i visitatori ignari di questa regola si arrabbiavano, quando nei momenti che a loro sembravano i peggiori, sotto il sole cocente o l’acqua battente dovevano andare a piedi con fatica. Era strano questo paese. C’erano strade di tutti i tipi. Alcune erano facili da percorrere, poco faticose, regolari ed uniformi, strade noiose e senza ostacoli…percorse da molta gente indaffarata, sempre ben vestita, ma queste persone parlavano troppo e non dicevano niente. Non guardavano mai ciò che c’era ai lati della via, tutti presi dall’arrivare non alzavano mai gli occhi al cielo e dei tappeti volanti non sospettavano neppure l’esistenza. Alla fine di queste strade poi…i paesaggi erano tutti uguali. A tutt’ oggi nessuno sembra capire perché fossero tanto percorse. Forse perché erano piene di indicazioni stradali luminose, sonore…di cartelli con grandi mappe colorate e frecce che dicevano: VOI SIETE QUI ma nessuno di quelli che leggevano i cartelli era veramente lì…eranoALTROVE, tutti proiettati con la poca e agonizzante fantasia sul luogo IMMAGINARIO che gli schermi giganti disseminati qua e là, promettevano allettanti. Alla fine della strada c’era sempre qualcosa di diverso da ciò che l’immaginario atrofico di ognuno era riuscito a concepire , perché le immagini degli schermi in "realtà" non avevano proposto nulla…solo pochi accenni di caldi colori, delineavano l’identità di qualcosa che sa accogliere…una spiaggia, un hotel, un aeroporto, un qualsiasi luogo dove arrivare alla fine del viale. I punti che focalizzavano l’attenzione nell’immagine erano sempre fissi. Qualcuno, un uomo molto attento all’immaginario, che ama percorrere i cammini a ritroso e poi di lato e poi ancora in avanti, me lo fece vedere una volta…questi punti fissi corrispondono ad un volto…occhi, naso, bocca…forse di madre, dopo che la madre era stata resa inerme o dannosamente inglobante per tutti,  forse di chiunque dopo che da SOLI gli abitanti del Paese erano stati fatti credere soli…e allora chiunque, anche un’immagine subliminale al plasma può spacciarsi per tuo amico e farti compagnia lungo una "Avenue" scintillante che porta al nulla…Qui i tappeti non arrivavano mai. Mai e poi mai un Tappeto sarebbe sceso in mezzo a persone che non sapevano neppure immaginarlo. Non l’avrebbero nemmeno riconosciuto, nemmeno se avesse volato a mezz’aria davanti ai loro nasi.
C’erano anche strade un po’ meno frequentate come le scorciatoie, dalle quali passavano quelli che stufi dello scintillare e del mix di suoni invadenti della Main Street cercava di raggiungere un qualche luogo più tranquillo dove riflettere sul modo di arrivare dall’Altra Parte. Si diceva infatti che ci fosse un luogo nel luogo, nessuno sapeva bene com’era, ne’ dov’era, perché chi ci era arrivato sembrava stesse così a gusto da non voler mai più tornare indietro. A volte tornavano indietro, rapidamente e in incognito solo per portar via di lì qualcuno che aveva un potenziale speciale, qualcuno che immotivatamente ogni tanto alzava gli occhi al cielo e vedeva dei Tappeti, continuando a vivere, senza credersi pazzo…Per le scorciatoie si incontrava poca gente, in genere solo persone tutte a consultare vecchie mappe cartacee e stantie della Vecchia Città. Le scorciatoie avevano un aspetto più umano, erano ombrose abbastanza da accogliere decentemente chi ci transitava, quasi sapendo che la gente, rimaneva sempre lì abbastanza tempo. C’erano parchi sul percorso, piccoli giardinetti con panchine, fontanelle, chioschetti col gelato. Tutti sembravano voler andare da qualche parte ma in realtà pochi sapevano districarsi da quel dedalo di vie che alla fine erano tutte simili e non si stava poi così male li, quindi…perché non sdraiarsi all’ombra di un albero e riposarsi un po’ ? Con le mappe poi ci si capiva poco. Erano fatte per altri tempi ed altri luoghi…quelle erano solo poche case che rimanevano della Precedente Città, un luogo oramai "fuori corso", la realtà vera era là… poche strade più avanti. La realtà vera era Virtuale.
Solo alcuni passavano dal quartiere delle scorciatoie con rapidità e decisione. Erano quelli che la mappa l’avevano interiorizzata. Passavamo calmi e leggeri. Sembravano non avere zavorra. Si fermavano ogni tanto a parlare con qualcuno. Erano semplici, sembravano in qualche modo un po’ lucenti, non si capiva bene cos’era. Era una leggerezza, una soavità, una facilità che emanava da loro. Forse non avevano nemmeno bisogno di una scorciatoia. Senza pesi superflui avrebbero potuto passare ovunque. Qui a volte, atterrava qualche tappeto, ma succedevano cose stranissime: molti pur vedendolo non lo riconoscevano, dato che per le tante viuzze era tutto un fiorire di venditori di stuoie, e stuoini autopulenti, autolucidanti, che non fanno fare nessuna fatica, di preziose imitazioni di tappeti persiani 3 al prezzo di 1 pagabili in 350.000 comode rate con interesse bloccato, che nessuno, pur desiderandolo da tanto, lo riconosceva. Alcuni sembravano riconoscerlo, ma erano ormai troppo impigriti per alzarsi dal prato e raggiungerlo, dato che non si posava quasi mai proprio di fronte a loro…e a volte si muoveva pure di scatto. Bisognava essere pronti e quasi nessuno lo era.
Rare persone si muovevano fuori dal groviglio di strade del Luogo. Arrivavano a volte dal bosco, con passi felpati, odorosi di resine, di felci e di muschi. Altre volte scendevano dalle montagne e sembravano arrivare col vento, erano gente di vento, inafferrabile e lievi. Venivano anche dal mare. Avevano gli occhi chiari e scuri allo stesso tempo, trasparenti come l’acqua, con lampi duri di scoglio e schiume bianche di onde infrante. Tutti avevano capelli lunghi e selvaggiamente vivi e l’andatura svelta, agile ed elastica. Era bello guardarsi negli occhi tra Umani…Esseri…ognuno con la sua storia…il suo vissuto…le sue cicliche mute di pelle…tutto scritto negli occhi. Lì, in silenzio, senza parlare. Solo gli occhi, che parlano il linguaggio del profondo…

Dopo un po’, iniziavano ad arrivare i Tappeti e allora…che gioia infinita…si saliva su e sembrava che tutta la fatica dei giorni solitari, dei passi faticosi, dei sassi nelle scarpe, dei tunnel con la luce che si vede lontana lontana e sembra irraggiungibile, fosse stata ripagata. Il tappeto volava solo se chi ci sedeva sopra, con la fantasia riusciva ad immaginare paesaggi sempre più belli, un orizzonte dopo l’altro…Che visioni, che mondi…Oceani che si versavano l’uno dentro l’altro, acqua che scorreva e fluiva ovunque…cieli luminosi con Soli e Lune e Satelliti e Stelle di ogni forma e colore, venti forti, brezze leggere , fulmini infuocati e fragorosi…e le Terre, le Terre…verdi e bianche di neve e color di roccia, brulicanti di suoni e di forme di vita pulsanti in armonia…e sentirsi parte di tutto questo…sentirsi tutto questo…

 

 

AriaDiTerra 26/06/2009

 

  1. Hope
    27 Giugno 2009 a 13:40 | #1

    Io non piangevo mai sai?

    Avevo esaurito le lacrime tanti anni fa…

    Ora permettermi il mio angolo di lacrime.

    Permettermi un abbraccio che posso darti solo così o sentilo mentre te lo do’.

    E poi permettermi di tornare e lasciarti parole più degne per questo regalo.

    (non so come hai fatto, qui, in queste parole, c’è la mia storia lunga una vita.

    Torno.

    Grazie..grazie.

    Simo

    ………………………………………

    Si dice che piangere un po’ ci rende più luminosi…

    Sai Simo, quelle strade noi Umani le percorriamo tutti. Siamo tutti diversi eppure così simili…

    E poi un giorno riusciamo a far volare il tappeto…

    Sono io che ringrazio te per l’abbraccio, che ricambio aggiungendo un bacio grande.Torna quando vuoi.

    AriaDiTerra

I commenti sono chiusi.